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Giano e i ponti

Giano Bifronte è una delle divinità più antiche ed importanti della religione romana e italica. Con un volto guarda al passato e con l’altro al futuro. Ha rapporti con la divinità delle acque, è preposto alla sorveglianza delle porte, è il dio dei passaggi e dei ponti, di cui veglia entrata ed uscita.

Le città europee più rilevanti, che si sono sviluppate a ridosso o lungo corsi d’acqua, vanno pensate necessariamente insieme ai suoi ponti. In quel caso il ponte non collega, ma sancisce piuttosto una divisione.

Mi spiego.

I fiumi sono sempre stati linee di limite, di confine geografico ma anche amministrativo. L’andamento torrentizio ne stabiliva l’incontrollabilità ma i ponti, specie quelli di carattere pubblico, avevano la valenza di manufatti che erano anche dogana, punti di controllo, a volte annessi ad un lazzaretto di quarantena poco distante o interni alla costruzione stessa. Il ponte rappresenta in sé una fermata obbligata, ha a che fare con un tempo dilatato. Figura la fine o l’inizio di un viaggio.

Ponte Carlo V, Praga

Se pensiamo invece ai ponti odierni prevale il senso di collegamento, di unione di fronti e realtà diverse. I ponti oggi sono uno strumento veloce di passaggio che agevola il sorpasso e non la pausa. Sono uno strumento tecnico ingegneristico di comunicazione, nei casi più fortunati dei bei mezzi tecnici di comunicazione. Per lo più utilitaristici, nient’affatto simbolici o evocativi.

Ammetto, come ovvio, l’utilità dell’oggetto moderno ma rimpiango la capacità degli antichi di personificare i fiumi, i ponti e le città. Quando un ponte rappresenta il sacro sottende la volontà di renderlo bello e la volontà di renderlo bello prevede la necessità di renderlo stabile.

Viadotto di Millau _ Progetto: Norman Foster

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