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Cum sociis natoque penatibus et magnis

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Hot in the city

Prendo a prestito il titolo di una canzone di Billy Idol di un po’ di anni fa, per chi c’era e si ricorda.

“Hot” in inglese ha un duplice significato: caldo torrido (di temperatura) e bollente (in campo erotico). In questi giorni di gran caldo, il sudore mi riporta ad una dimensione animalesca, istintuale e non filtrata.

L’incontro erotico tra due esseri viventi ha un che di estremamente affascinante perché è l’incontro tra un sé e un altro da sé. L’incontro tra differenze che dapprima si sfiorano e poi via via si uniscono.

Ricordo mia nonna Amalia, nonna paterna. Portava sempre un concio strettissimo, alto e fermato da un incredibile numero di forcine. Come sempre le andai a dare la buonanotte. Per la prima volta la vidi con i capelli sciolti, lunghissimi ed ondulati, che stava pettinando davanti alla toletta. In quel momento capii cos’era la femminilità. E capii cosa doveva essere stato il darsi a mio nonno, morto tanti anni prima.

La preparazione, il momento dell’incontro, l’attesa che fa presagire l’unione: questo per me è l’eros.

Anche un progetto di architettura può essere erotico: non parlo di riferimenti espliciti come ad obelischi, o robe del genere.

Il progetto di un bagno turco, ad esempio. Troppo esplicito? Ci può essere erotismo laddove si fronteggiano due pareti diverse, due materiali opposti oppure due colori apparentemente lontani. Le volte, le curve in generale, una luce può essere erotica, magari filtrata, mentre combatte con la penombra.

 

Nel contrappunto armonioso tra due entità diverse ci sta l’esaltazione dell’una e dell’altra. Come in un amplesso.

 

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