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la rivincita del Calicantus

In queste fredde giornate di inizio gennaio, i giardini sono spogli e senza fiori. Fa eccezione il calicantus, un arbusto insignificante, legnoso e sgraziato durante l’anno, che proprio in questi giorni con piccoli fiori stellati dà il meglio di sé attraverso un profumo inebriante, sfacciatamente inequivocabile: lo senti anche a 50 metri di distanza e se ne tagli un rametto e lo porti in casa, beh(!), profuma tutta casa.

Era uno dei fiori preferiti di mio padre che non a caso, e con la consueta diplomazia, lo aveva imposto a tutto il condominio. Oggi è ancora più bello e profumato e, puntuale, fiorisce a Natale e per tutto gennaio. Questo fiore, e forse l’influenza parentale, mi ricorda il perché della mia predilezione professionale per i cosiddetti materiali poveri, specie della nostra tradizione e lasciati al naturale: il cotto, il legno, il vetro, che poco hanno a che fare con i materiali pregiati come le pietre e i marmi lucidi, gli specchi, le dorature. Un approccio nordico piuttosto che da emiro dove il colore è quello proprio del materiale e non una pellicola sovrapposta.

Interno dell’architetto belga Vincent Van Duysen.

C’è un architetto, maestro del xx secolo, che meglio di altri rappresenta quello che voglio dire: Louis Kahn. A tre anni ebbe un incidente domestico con dei tizzoni ardenti che gli sfigurarono il volto, le cui cicatrici gli rimasero per tutta la vita. I biografi sostengono che questo episodio lo abbia influenzato a tal punto da fargli condurre una vita da scontroso, ma anche da voler riscattare i materiali poveri. I suoi muri di cemento grezzo e di mattoni sono infatti di un fascino senza pari perché la bellezza delle cose non sta nel loro essere preziose ma nell’essere usate dando espressività alla loro intima natura, all’interno di un insieme armonico.

Louis Kahn. Ritratto fotografico

D’ altra parte i grandi artisti, perché l’architettura è arte (è bene ricordarlo), sono come l’albatros di Baudelaire: meravigliosi in volo e goffi a terra. O come il calicantus brutto tutto l’anno ma meraviglioso e unico almeno un mese all’anno.

Salk Institute. L.Kahn

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