Giardini “hipster”

Noi italiani abbiamo la memoria corta.
Durante il lockdown tutti noi abbiamo capito quanto fosse importante avere un giardino o almeno un terrazzo: Dio solo sa quanto tutti noi avessimo bisogno di evasione, in quei giorni.
Forse è per questo che da allora guardo e mi documento spesso sull'argomento. E mi sono appassionato ai video di giardini, di progetti di giardini. Da anni gli addetti ai lavori usano il termine di landscape design, ben più altisonante ed esterofilo. C’è un paesaggista che più di altri mi intriga: Piet Oudolf, olandese. E certo il suo lavoro non passa inosservato agli architetti ed appassionati.

Una delle opere di Piet Oudolf
Il suo nome è salito alla ribalta conseguentemente al progetto arcinoto della High Line a New York.
Nonostante l’aspetto volutamente indisciplinato delle sue opere, i suoi progetti prevedono un controllo estremo, un paesaggio educato. Lo stesso Oudolf insiste sul fatto che i suoi progetti sono una questione di aggiunte, modifiche ma soprattutto di controllo. Controllo nella scelta di ogni singola pianta, anche proveniente da un catalogo di quelle spontanee e fiori di campo, troppo spesso considerati poveri, se non brutti. Un controllo peraltro che esige molta più fatica di un roseto, pur splendido.
Non potrebbero esserci giardini meno formali di quelli progettati da lui, lontani miglia dal concetto di giardino all’italiana. Scordiamoci siepi dal taglio impeccabile e prati pettinati; l’approccio è decisamente più selvaggio, più da biker dalla barba incolta. O, meglio, dalla barba fintamente incolta.

Le geometrie di un giardino all’italiana. Villa Arvedi_ Grezzana (VR)
La sua maestria non sta solo nella innegabile capacità di saper accostare piante per forme, colori ed andamenti ma soprattutto in quella evocativa di trasportarti in un altro dove, di creare suggestioni, di progettare atmosfere. Sono paesaggi favolistici, sottoboschi abitati da fate e fauni, anche all’interno di una grande metropoli.


