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Riflessioni

Ma che bel castello…

Ma che bel castello…

Sono passati diversi anni dalla costruzione dell’ennesimo castello di sabbia e mi domando quanti padri (di solito è prerogativa paterna) ne abbiano fatto uno per i loro figli. Il modello si ripete, credo, indelebile negli anni. Analogo infatti me lo faceva mio padre. E simile al mio quello di ogni padre, vicini di ombrellone. Allora mi chiedo anche: esiste un’idea preconcetta del castello inteso come fortificazione? O l’idea e la forma sono sostanziate da secchiello e paletta?

Mentre costruiamo un castello di sabbia in realtà facciamo quello che fa un architetto: fantastichiamo del futuro di una costruzione che ancora non c’è e che rimarrà in questo caso poco, perché le maree o piedi sbadati ne compromettono sempre la permanenza. Non è molto diverso dal fare castelli in aria quindi.

Uno dei miei castelli preferiti è quello di Sassocorvaro, nel Montefeltro (in foto). Dall’alto ha la forma di tartaruga, il che lo rende subito simpatico. Fu uno dei primi, se non il primo (dovrei ripassare), della zona e si dimostrò subito inefficace e quindi trasformato in breve in residenza signorile. Di fatto quasi un castello “in aria”, perché inutile allo scopo.

La "testa" della tartaruga del castello di Sassocorvaro

Ci sono poi castelli davvero fiabeschi, usciti in alcuni casi da film Disney, come quelli della Loira o della zona di Monaco di Baviera ma a me piacciono più i primi, così me li faceva mia padre a riva: senza cuspidi e bandierine. Non a caso il castello dell’immagine di copertina non l’ho fatto io: il mio era molto più basico e decisamente meno fotogenico.

Castello di Neuschwanstein, nella Baviera