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Cum sociis natoque penatibus et magnis

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    Effetto WOW

    Mia madre di 83 anni non si pone neanche la questione se pagare le pay TV o meno; rimane un’imperterrita abbonata RAI.

    Da quando esiste il digitale tuttavia è diventata una grande appassionata di alcuni programmi di Real Time e, neanche a farlo apposta, i suoi preferiti riguardano le trasformazioni e restyling di immobili. CASA SU MISURA con i coniugi Chip e Joanna Gaines e FRATELLI IN AFFARI con Jonathan e Drew Scott tra gli altri. Gli episodi sono sempre quelli ma lei si riguarda tutte le repliche (come per Colombo o Jessica Fletcher, d’altra parte).

    La formula, anche delle omologhe versioni italiane, è la medesima. Una coppia deve trasformare, vendere o comprare casa. Un’altra coppia, che rappresenta l’immagine televisiva, è incaricata della trasformazione, della vendita o dell’acquisto; a volte anche di una o più di queste cose.

     

    I coniugi Chip e Joanna Gaines e i gemelli Jonathan e Drew Scott

    Come architetto lavoro molto sugli interni delle abitazioni e quindi le cose che mi stupiscono molto al riguardo sono sempre due.

    Uno. Si veicola l’idea che l’architettura di interni sia una demolizione, un cambio di colore e l’aggiunta di arredi, sempre uguali. Due. La reazione della coppia a cui viene presentata casa propria è sempre quella: WOW! Come se l’obiettivo sia quello di suscitare stupore nell’altro, immaginando la reazione dell’ospite, dell’amico o del famigliare in visita. L’ effetto WOW appunto.

    Allora la casa rischia di diventare Hollywood, con tanto di continue trovate: piscine, cascate, superfici specchianti, luce in ogni dove. Certamente il divertimento, un focus progettuale che sia una vista particolare o un camino centrale sono sempre più che validi, anzi, ma mi lascia perplesso quando tutto è gioco, tutto è stupore, tutto è accento. 

     

    Una villa americana di design

    Mi è venuto da pensare allora a chi vuole queste dimore, chi è il cliente e cosa desidera. Certamente chi riveste un certo ruolo sociale sente maggiormente il peso della rappresentazione di sé. Il rischio tuttavia è di case omologate che non dicono chi ci sta davvero in queste abitazioni ma quello che vogliono raccontare agli altri.

    A prescindere dalle disponibilità dei miei clienti cerco sempre di asciugare, di togliere, di pausare. E continuo a prediligere l’architettura silenziosa, fatta di piccole cose, anche di materiali poveri, dove l’effetto WOW è garantito da una luce che illumina in diagonale una stanza o da una vista che finisce “casualmente” su di un albero. L’ascolto del cliente è basilare per costruire casa sua che non può avere repliche, che non può se non essere unica. Se bastasse riconoscere che in una casa si sta bene e basta, il problema non ce lo si porrebbe neanche: un po’ come mia madre e l’essere un’abbonata RAI.  

     

    Vincent Van Duysen_ Casa VO. L’architetto belga alle prese sempre con una villa con piscina ma il risultato non potrebbe essere più diverso

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