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Un'analisi profonda sul significato del gesto architettonico e sulla sua necessità nel contesto urbano contemporaneo.
Il delicato rapporto tra preesistenza storica e intervento contemporaneo: un dialogo continuo tra passato e presente.
Prendersi cura di un luogo significa ascoltarlo, capirne le dinamiche e intervenire con la grazia di chi sa di essere solo di passaggio.
Come la luce e la materia definiscono l'esperienza dell'abitare contemporaneo.
La casa è fatta per sé o per gli altri?
Cogito ergo sum.
Il 110% per un architetto. Una condanna o una possibilità?
Cosa ci insegnano i lockdown sulle nostre case?
Minimalismo o decorativismo. Verso un’unione?
Il rispetto dell’edifico storico non parte forse da una lettura dei suoi intimi processi storici?
Conoscere le leggi della prospettiva è utile a raccontare un edificio?
L’architettura come coadiuvante strumento medico
Giano, dio dei ponti.
La necessità dell’evasione
La bellezza dei figli di un dio minore?
Il film PARASITE, vincitore a Cannes, fa ampio uso dell’architettura come veicolo di informazioni: a volte esplicite ma anche sottili. Raramente la narrazione cinematografica è così strutturata dall’architettura.
Una bella città produce bravi architetti e designer?
Come fa l’architettura ad essere “umana” se non è fatta per essere abitata?
Il Natale e la costruzione della memoria famigliare
Guardare o farsi guardare. This is the question…
Il rinfrescarsi delle giornate risveglia l’innata voglia di camino. O succede solo a me?
L’ironia nel design di Achille Castiglioni
Il mio profumo della memoria
Case trasformiste e giocose
Cosa fa di una casa “LA” mia casa? Ho dei riferimenti positivi di case già vissute in passato? Cosa li rende positivi? Questi riferimenti possono fare da fondamento a quanto vorrei dalla mia casa?
Ognuno di noi ha fatto la prima e medesima esperienza di architettura: la pancia materna. La superficie a disposizione e il nostro corpo crescono di pari passo e così la pancia di colei che ci porta in grembo.
Ogni bambino prova gusto a nascondersi. Il bello è che crede di essere nascosto e di non essere visto se è lui/lei che non vede, anche se una buona parte del corpo risulta invece visibile.
Mi sono laureato a Ferrara, città meravigliosa. Luogo comune la definisce come il Regno delle biciclette, delle zanzare e della nebbia. Dopo un po’ che non torno mi rendo conto che di queste tre cose mi manca soprattutto la terza.
La porta d’ingresso racconta, a volte falsificandolo, chi vi abita; anticipa l’idea che ci possiamo fare una volta dentro. La soglia definisce il limite tra pubblico e privato, tra sociale ed intimo.
Il corridoio di casa mia e della mia infanzia era stretto, alto, lungo e buio. Ai miei occhi di bambino risultava inquietante. Il luogo della paura.
Avevo, credo 10 anni, era il giorni dei morti. Scena: al cimitero. Domenica pomeriggio. Una nebbiolina trista. Tutta, ma proprio tutta, Faenza a ricordare i propri cari. Mi giro e non trovo la mia famiglia. Vado nel settore prima e quello…
Il desiderio di Cosimo, barone rampante del noto romanzo di Calvino, di allontanarsi dal gruppo famigliare un po’ opprimente lo porta a rifugiarsi su di un albero da cui non scenderà più.
Tempo fa riflettevo sull’uso dell’espressione “imbianchino”, terminologia che sostituisce tinteggiatore o, al sud, di “pittore” (guai a chiamarli imbianchini!).
“Hot” in inglese ha un duplice significato: caldo torrido (di temperatura) e bollente (in campo erotico). In questi giorni di gran caldo, il sudore mi riporta ad una dimensione animalesca, istintuale e non filtrata.
Alla costruzione dell’ennesimo castello di sabbia, mi sono domandato quanti padri ne abbiano fatto uno per i loro figli. Il modello si ripete, credo, indelebile negli anni. Analogo infatti me lo faceva mio padre. E simile al mio quello del…
Nel caldo del “meriggio”, come lo chiamava Montale, ho assistito ad una scena fantastica: una serie parallela di fontane a filo pavimento di un parco urbano era la gioia di alcuni bambini, in costume, che correvano tra i getti…
Quando nasciamo il nostro respiro è perfetto: una specie di onda regolare, senza forzature. Si potrebbe anche dire che una buona respirazione ci riavvicina al nostro essere più autentico, ad uno stato di grazia.
Ognuno di noi ha fatto la prima e medesima esperienza di architettura all’interno del grembo materno. La superficie a disposizione e il nostro corpo crescono di pari passo e così la pancia di colei che ci nutre.
Con questo blog l’intento è avvicinare più persone a quanto mi appassiona: l’architettura e lo spazio architettonico che ognuno vive. E come lo vive.