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Cum sociis natoque penatibus et magnis

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Chi scende e chi sale

Sono tre i motivi che mi fanno amare le scale.

Primo. Mi permettono di viaggiare nello spazio in verticale e obliquo. Muovendomi secondo un asse diverso rispetto all’abituale, infatti, si sposta anche il mio punto di vista: se osservo quel tavolo e quella poltrona, a me così abituali, li  vedo come se fossero altri oggetti o, meglio, oggetti rinnovati. Non solo. Lo stesso spazio cambia con lo sguardo lasciando un vano per entrare in un altro. La scala equivale ad un ponte che congiunge due rive diverse: luogo quindi di transizione e cambiamento.

Secondo. La scala ha due anime: una a salire e una scendere. Due gli animi con cui affronto il piano superiore oppure scendo in cantina. Se poi i livelli da collegare all’interno di una casa sono più di uno, la possibilità di fare scale, anche diverse, è concreta se non auspicabile.

Due anche gli elementi principali che la compongono: pedata ed alzata che possono essere dello stesso materiale e dello stesso colore oppure no.

Terzo. Normalmente quando progetti una scala, si pensa al rivestimento del gradino, alle finiture possibili, a come fare il corrimano, ad una luce specifica. Ma in realtà la scala oltre a quanto viene calpestato e toccato possiede anche un sotto che ha un’identità propria, il sottoscala appunto. Il sottoscala può assomigliare, o meno, a quanto caratterizza il sopra-scala, se così lo vogliamo chiamare. Oppure possono essere due realtà molto diverse. E’ un’opportunità anche pensare all’alzata del gradino in maniera nuova che non necessariamente, e forse banalmente, è fatta dello stesso materiale.

Quante scale in una sola.

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